“Gravi irregolarità” nei bilanci. Le polemiche sulla gestione allegra dei conti pubblici di Palazzo Vecchio erano già emerse mentre Renzi svolgeva il suo mandato di sindaco, fra esercizi provvisori, discrepanze fra il virtuale ed il reale, polemiche interne con dimissioni di assessori. Un classico della politica del “golden boy” di Rignano. Ora si fa ancora più sul serio: sono i magistrati contabili a rilevare le scorrettezze. Il 31 luglio 2015 la Corte dei Conti ha recapitato a Palazzo Vecchio un’ordinanza con cui invita l’ente “ad adottare entro 60 giorni i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio”, rilevando una “inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio” ha indicato anche “violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”.
A bilancio manca una cifra vicina ai 50 milioni di euro. In fondo bastava guardare come il Renzi sindaco di Firenze gestiva le casse del Comune: nelle previsioni inseriva ipotetiche entrate dalla vendita di immobili pubblici. Peccato che di quegli immobili Palazzo Vecchio sia riuscito a cedere solo una minima parte. In un momento di crisi del mercato immobiliare non poteva che essere così.
Fra le gestione “allegre” va annoverata anche la storia dei doppi incarichi voluti da Renzi in Ataf. Doppi incarichi per doppi stipendi: anche questo è valsa una nuova inchiesta aperta dalla Corte dei Conti nel gennaio 2015. La responsabilità di ciò non può che essere dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, il cui Comune era, prima della privatizzazione, socio di maggioranza. Fu lui a volere con forza un solo uomo al comando per vendere l'azienda. A decidere che il presidente e insieme direttore generale Filippo Bonaccorsi avrebbe preso il doppio stipendio, infatti, fu l’allora sindaco Matteo Renzi: fu lui stesso a volere un solo dirigente in Ataf e a scegliere personalmente Bonaccorsi, che tra l’altro oggi lavora con lui a Palazzo Chigi come responsabile dell’edilizia scolastica.
Il fatto che le responsabilità politiche sulla vicenda siano dirette del premier e del suo giro ristretto è dimostrato dal fatto che la stessa ministra delle Riforme Maria Elena Boschi racconta di essersi fatta conoscere da Renzi proprio grazie ad una dettagliata relazione sulle scelte da operare per la privatizzazione dell’azienda del trasporto pubblico locale.
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